PostOff Press
Estratta dal sito www.musicboom.it
PostOff: Psycho Tales.
Psycho Tales dei salernitani PostOff è una sorta di minuscolo caleidoscopio in cui convogliano elementi disparati uniti ad echi lontani. La chansonne francese, i rimandi alle orchestrine giocattolo, qualche accenno balcanico e il cantato multietnico sono le linee guida, miscelate tra loro con un palbabile gusto, di questo breve demo che fa registrare una impressione più che discreta. Buona, infatti, la capacità dell'ensemble di scremare le influenze - facendole poi combaciare tra loro - e di costruire un mosaico di colori vivaci e chiaroscuri, di ritmi sostenuti e passaggi maggiormente dilatati. Tra le quattro tracce proposte spiccano l'iniziale La Bonne Fois , forte di un'andatura elegante e fascinosa, e la ultra-contaminata Psycho Tales , che associa il mood fantasioso della strofa a ripartenze strumentali più scure e corpose. Al contrario, troppo sfilacciata e meno riuscita appare The death of Superman , mentre la conclusiva, brevissima, Fr. Nr. 2 riprende, su base acustica e maggiormente intima, i toni della traccia introduttiva. Senz'altro un buon punto di partenza che, pur lasciando trasparire qualche limite dovuto ad una registrazione visibilmente casareccia e a qualche passaggio non ancora sufficientemente a fuoco, ci fa ben sperare per le successive prove della band campana. (LD)
Estratta dal sito www.impattosonoro.it
Prendete i Black Heart Procession, rallegrateli un po' con l'indie-folk dei Calexico, e portate il tutto in Francia, aggiungendo qua e là qualche spruzzata di sperimentazione elettronica.
Se la prospettiva vi spaventa non dovrete far'altro che inserire nel vostro bel lettore cd il demo dei salernitani PostOff , intitolato "Psycho Tales" .
Il cocktail proposto dalla band è ben amalgato e riesce a far combaciare ottimamente le varie influenze che lo toccano, seguendo un'immaginaria linea che percorre la tanto amata chansonne francese e le danzereccie atmosfere balcaniche.
Se escludiamo la seconda traccia, "The Death Of Superman" , troppo sperimentale e un po' soporifera, le altre tre tracce si destreggiano abilmente tra le varie contaminazioni. Ne è un esempio "Psycho Tales" con la buona e riuscita scelta delle due voci e con l'accostarsi di atmosfere buie ad altre più luminose e movimentate.
E non sono da tralasciare nemmeno l'elegante " La Bonne Fois " , decisamente "parigina", e il conclusivo minuto acustico di "Fr. Nr. 2." , che conclude egregiamente questa prima fatica dei PostOff, sui quali, ci sarà sicuramente da contare in futuro. Lo spero.
Estratta da www.freakout-online.com
PostOff - Psycho Tales (autop.)
Poesia scarabocchiata su fogli di fortuna e notti passate ad assaporare melodie malinconiche estruggenti. Candele accese e vino buono.
I PostOff sono in sei: un'orchestrina indie rock, cuori romantici e sognatori di talento.
Suonano come se i Devics avessero alla voce Françoiz Breut (“ La Bonne fois”), come dei Black Heart Procession persi per le strade di Parigi avvolte dalla nebbia. Note dolenti e sinfonie bislacche di fantasmi e chitarre distorte (“Psycho tales”). Oblique ballad per pianoforte ed effetti assortiti a disturbare le dolci melodie vocali (“The death of superman”). Quadretti in bassa fedeltà, tanto piccoli e delicati che si tengono in un palmo di mano (“Fr. Nr.2”). Sono appena 13 minuti, ma di un'intensità e di una bellezza fuori dal comune. B-r-a-v-i!
Daniele Lama
(19/11/2004)
Estratta da www.itch.it
PostOff - My Stereogames
Ecco uno dei rari casi in cui diventa difficile, se non impossibile, inquadrare una band in un determinato genere musicale, mossa sempre più facile e conveniente per chi si imbatte in una critica musicale.
Parliamo dei PostOff, al loro secondo demo, "My Stereogames", che segue di un anno il primo lavoro "Psychotales" .
L'ascolto, infatti, lascia più volte positivamente impressionati per la capacità di spaziare tra i più svariati stili musicali.
Si toccano facilmente il noise ("Dog Woman") e il pop, a tratti nostalgicamente vicino alle atmosfere anni '60, ("Santa Claus Little Assistant" e "My Future (in his wee-wee)"), mentre "Fashion Killer", che sembra uscita da un night-club degli USA anni '50, fa l'occhiolino al blues nonostante nel ritornello ricompaia la vena noise à la Blonde Redhead.
"Kill the Summer", invece, si sposta verso un'impostazione decisamente più rock.
Il pezzo migliore del demo, dovendo sceglierne soltanto uno, appare, però, la traccia di chiusura "Three Meters of Rope": inizio da carillon trasognante, crescendo e chiusura in pieno stile rock venato di psichedelia.
Molto carini anche i disegni in copertina, che impreziosicono tutto il lavoro.
Davvero un bell'esempio di creatività e coraggio, a dispetto di quella che troppo spesso è semplice imitazione dei "pezzi grossi", senza ricerca di soluzioni personali.
Voto 7